
| — | Zadie Smith, in the New York Review of Books. (via thebronzemedal) |
Perché chiedo dove sei,
se cieco non sono,
se assente tu non sei?
Se ti vedo
andare e venire,
… te, il tuo corpo alto
che termina in voce,
come in fumo la fiamma,
nell’aria, impalpabile.
E ti chiedo se,
e ti chiedo di che sei,
di chi;
ed apri le braccia
e mi mostri
l’alta immagine di te,
e mi dici ch’è mia.
E t’interrogo sempre.
| — |
Le interviste di David Foster Wallace, quarto episodio: dialoghi al Minnesota Daily(via tonicorti) |
Il New York Times invita a proporre un vincitore per il Premio Pulitzer 2012 (che non è stato assegnato) spiegandone le ragioni. Per Sam Anderson, critico del The Times Magazine, la scelta è ovvia.
Ci sono molti modi per spiegare perché Il Re Pallido di David Foster Wallace sarebbe…
Ecco il promo di PAPILLE [di gusto non si discute] il nuovo spettacolo dei LOUNGERIE, per saperne di più c’è il sito web dove trovate info e contatti.
PAPILLE, new LOUNGERIE’s show PROMO [live in teatrofficina refugio]
§30-35
di Raffaella Foresti
§30 (461 – 480). Questo capitolo, strutturato in forma di dialogo telefonico tra Sylvanshine e Reynolds, li vede entrambi protagonisti. Parlano, commentano, tramano. Sospettano e deducono. Si scambiano informazioni intorno al megadirettore Glendenning e al relativo entourage.
Ciò che mi pare maggiormente degno di nota, in questo capitolo, è la magistrale “resa” dei due assistenti di Merrill Errol (“Mel” ) Lehrl, deducibile anche solo dal differente modo con cui parlano al telefono: Reynolds con il grosso Motorola grigio saldato ad uno di quei sostegni per il mento usati dai violinisti, così da poterlo tenere soltanto per il collo ed avere le mani libere; Sylvanshine con un normale telefono multifrequenza (che gli consente comunque di mangiarsi le pellicine morte intorno al pollice della mano non impegnata a reggere l’apparecchio).
Sylvanshine e Reynolds. Il particolare rapporto tra i due, descritto in forma narrativa nel §2, viene qui espresso dalla viva voce personaggi stessi, attraverso le espressioni e i piccoli gesti che li caratterizzano.
§24 (pp. 334-400)
«Io qui faccio arte, non semplice riproduzione.»
di Federica Pizzetti
Sulla scorta della professione di autenticità espressa al §9 – e del conseguente, tacito patto coi lettori –, l’incipit “Author here” ridà voce al personaggio David Wallace: ecco allora dispiegarsi la ricostruzione del suo rocambolesco approdo alla sede 047 dell’Agenzia delle Entrate. In un giorno di metà maggio 1985, preso congedo da un nucleo familiare anaffettivo, un DW abbigliato di tutto punto e provvisto di cospicuo bagaglio affronta un lungo viaggio su un autobus gremito di persone e odori poco confortanti, seguito da un’estenuante attesa e un ancor più estenuante, torrido tragitto in auto, stipato contro un David Cusk in progressiva iperidrosi. Giunto infine alla meta, grazie a un scambio di persona con un omonimo di ben più alto grado viene accolto con tutti gli onori – assai oltre ogni sua immaginabile aspettativa – dalla funzionaria del personale F. Chahla “Crisi Iraniana” Neti-Neti. L’ascesa di Wallace tuttavia sarà di breve durata, e il ristabilimento dei ruoli non indolore.
| — | Ernest Hemingway (via artisticfreefall) |
