Senza titolo
Well-run libraries are filled with people because what a good library offers cannot be easily found elsewhere: an indoor public space in which you do not have to buy anything in order to stay. In the modern state there are very few sites where this is possible. The only others that come readily to my mind require belief in an omnipotent creator as a condition for membership. It would seem the most obvious thing in the world to say that the reason why the market is not an efficient solution to libraries is because the market has no use for a library. But it seems we need, right now, to keep re-stating the obvious. There aren’t many institutions left that fit so precisely Keynes’ definition of things that no one else but the state is willing to take on. Nor can the experience of library life be recreated online. It’s not just a matter of free books. A library is a different kind of social reality (of the three dimensional kind), which by its very existence teaches a system of values beyond the fiscal.
Zadie Smith, in the New York Review of Books. (via thebronzemedal)

ossodiseppia:

Perché chiedo dove sei,
se cieco non sono,
se assente tu non sei?
Se ti vedo
andare e venire,
te, il tuo corpo alto
che termina in voce,
come in fumo la fiamma,
nell’aria, impalpabile.
E ti chiedo se,
e ti chiedo di che sei,
di chi;
ed apri le braccia
e mi mostri
l’alta immagine di te,
e mi dici ch’è mia.
E t’interrogo sempre.

(Pedro Salinas)
archivio-dfw:

Bozza manoscritta de Il Re Pallido, di David Foster Wallace
(via flavorwire)

archivio-dfw:

Bozza manoscritta de Il Re Pallido, di David Foster Wallace

(via flavorwire)

Il problema è che quando l’ironia diventa di per sé stessa solo uno stile di comunicazione sociale non andrà più a cambiare granché, è solo una moda, un modo fico di fare qualcosa – di parlare e agire, prendersi gioco all’incirca di qualsiasi cosa, te stesso compreso, restando terrorizzato all’idea di essere proprio tu l’oggetto della presa in giro.

Le interviste di David Foster Wallace, quarto episodio: dialoghi al Minnesota Daily

(via tonicorti)

archivio-dfw:

Il New York Times invita a proporre un vincitore per il Premio Pulitzer 2012 (che non è stato assegnato) spiegandone le ragioni. Per Sam Anderson, critico del The Times Magazine, la scelta è ovvia.

Ci sono molti modi per spiegare perché Il Re Pallido di David Foster Wallace sarebbe…

loungerie:

Ecco il promo di PAPILLE [di gusto non si discute] il nuovo spettacolo dei LOUNGERIE, per saperne di più c’è il sito web dove trovate info e contatti.

PAPILLE, new LOUNGERIE’s show PROMO [live in teatrofficina refugio]

#palewinter: Intervento 9

archivio-dfw:

§30-35

di Raffaella Foresti

§30 (461 – 480). Questo capitolo, strutturato in forma di dialogo telefonico tra Sylvanshine e Reynolds, li vede entrambi protagonisti. Parlano, commentano, tramano. Sospettano e deducono. Si scambiano informazioni intorno al megadirettore Glendenning e al relativo entourage.

Ciò che mi pare maggiormente degno di nota, in questo capitolo, è la magistrale “resa” dei due assistenti di Merrill Errol (“Mel” ) Lehrl, deducibile anche solo dal differente modo con cui parlano al telefono: Reynolds con il grosso Motorola grigio saldato ad uno di quei sostegni per il mento usati dai violinisti, così da poterlo tenere soltanto per il collo ed avere le mani libere; Sylvanshine con un normale telefono multifrequenza (che gli consente comunque di mangiarsi le pellicine morte intorno al pollice della mano non impegnata a reggere l’apparecchio).

Sylvanshine e Reynolds.  Il particolare rapporto tra i due, descritto in forma narrativa nel §2, viene qui espresso dalla viva voce personaggi stessi, attraverso le espressioni e i piccoli gesti che li caratterizzano.

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#palewinter: Intervento 7

archivio-dfw:

§24 (pp. 334-400)

«Io qui faccio arte, non semplice riproduzione.»

di Federica Pizzetti

Sulla scorta della professione di autenticità espressa al §9 – e del conseguente, tacito patto coi lettori –, l’incipit Author here ridà voce al personaggio David Wallace: ecco allora dispiegarsi la ricostruzione del suo rocambolesco approdo alla sede 047 dell’Agenzia delle Entrate. In un giorno di metà maggio 1985, preso congedo da un nucleo familiare anaffettivo, un DW abbigliato di tutto punto e provvisto di cospicuo bagaglio affronta un lungo viaggio su un autobus gremito di persone e odori poco confortanti, seguito da un’estenuante attesa e un ancor più estenuante, torrido tragitto in auto, stipato contro un David Cusk in progressiva iperidrosi. Giunto infine alla meta, grazie a un scambio di persona con un omonimo di ben più alto grado viene accolto con tutti gli onori – assai oltre ogni sua immaginabile aspettativa – dalla funzionaria del personale F. Chahla “Crisi Iraniana” Neti-Neti. L’ascesa di Wallace tuttavia sarà di breve durata, e il ristabilimento dei ruoli non indolore.

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As a writer, you should not judge, you should understand.
Ernest Hemingway (via artisticfreefall)